PRINCESS
Il carcinoma squamoso del distretto testa-collo rappresenta un problema clinico rilevante nel mondo. In Italia l’incidenza è di circa 12000 casi/anno. Circa il 60% di questi casi sono diagnosticati in stadio avanzato (III/IV) e circa il 50% ricadono dopo il trattamento iniziale con alta probabilità di morte per la neoplasia. Nell’ultimo decennio l’ immunoterapia con i cosiddetti check-point inibitori ha mostrato un effetto clinico positivo sui pazienti in recidiva e/o metastatici, non più suscettibili di trattamenti curativi locali. Solo un sottogruppo di pazienti però ha un vantaggio tangibile dall’ immunoterapia e la maggior parte di essi, anche nel sottogruppo più favorevole, muore entro 2 anni dall’inizio del trattamento. L’ effetto limitato potrebbe essere dovuto ai meccanismi ridondanti di resistenza che portano il tumore ad evadere l’ immunoterapia. I fattori che influiscono sulla risposta all’ immunoterapia possono essere riassunti prendendo in considerazione il microambiente tumorale, sede della rete complessa di stroma e cellule immunitarie in connessione fra loro grazie alle citochine circolanti. Evidenze crescenti mostrano che il microambiente tumorale delle neoplasie del distretto testa-collo è prevalentemente immunosoppresso. I fattori alla base dell’ immunosoppressione sono ad esempio: l’inibizione della macchina di processazione antigenica, la disfunzione delle cellule T citotossiche, l’infiltrazione di cellule T inibitorie (Treg), l’accumulo di cellule inibitorie di derivazione mieloide (MDSC), il deficit e le alterazioni di HLA di classe I e le citochine immunosoppressorie, come IL-6 e TGF-β. Negli ultimi anni il microbioma intestinale è stato individuato come uno dei meccanismi di resistenza all’ immunoterapia. Diversi gruppi di ricerca hanno osservato come la dieta (uno dei fattori di modulazione principale del microbioma intestinale) conferisca sensibilità o resistenza ai trattamenti immunoterapici e il trapianto fecale può annullare la resistenza a questi farmaci. Sia in modelli preclinici sia in trial clinici su melanoma e tumore del polmone è stato osservato come la diversificazione del microbioma intestinale e la presenza di alcuni genera batterici specifici possano modulare in senso positivo la risposta ai check-point inibitori. Diverse evidenze traslazionali confermano come sia possibile tracciare le citochine circolanti e le cellule immunitarie nel tempo durante il trattamento con immunoterapia, dal basale alla risposta/progressione, utilizzandole come marcatori predittivi e prognostici. L’inulina, un polimero composto da unità di fruttosio non idrolizzabile dagli enzimi digestivi nell'intestino dell’uomo, è uno dei prebiotici più studiati è ha la capacità di modificare in senso positivo il microbioma intestinale, come dimostrato da un recente studio randomizzato.